Poniamo il caso che vi arrivi l’offerta della vita. Voi e la vostra band, felicissimi, volete buttarvi fra le braccia della nuova etichetta che vi ha offerto un contratto dalle condizioni davvero interessanti.
Ma c’è un “ma”. Siete già sotto contratto e questo non vi soddisfa per niente.
Come si fa ad accettare quello nuovo?
Prima di sottoscrivere un contratto discografico dovete estinguere gli eventuali contratti in essere, aventi per oggetto i medesimi diritti. Non farlo, vi porterebbe a gravi conseguenze sia professionali che economiche.

Recedere da un contratto

Generalmente i contratti hanno una data di inizio e una data di fine, raggiunta la quale si estingue naturalmente. Attenzione però! È infatti uso comune inserire la clausola di rinnovo automatico. Se non disdetto antecedentemente tramite l’invio di una raccomandata A.R. e nel termine indicato nel contratto, si rinnova automaticamente per ugual periodo. Bisogna quindi stare molto attenti al termine previsto per la disdetta, che è antecedente a quello dell’estinzione!
Ci sono principalmente due modi per estinguere un contratto prima della scadenza

 Risoluzione consensuale:

Le parti (voi e l’etichetta) di comune accordo decidono di porre fine al contratto anticipatamente, redigendo un atto detto “accordo di risoluzione consensuale”. Nel mondo della musica in molti si arrogano una sorta di diritto di proprietà sugli artisti. Numerose imprese scelgono di non liberare i propri musicisti, anche nella consapevolezza di andare contro i loro interessi e la loro carriera.
Esiste un sentimento primitivo del tipo “o mio o di nessuno”, tuttavia è sbagliatissimo. Se un artista si libera in maniera amichevole dalla propria casa discografica, potrà comunque continuare a vendere i Cd già registrati con questa. La casa discografica avrà poi più tempo da dedicare ad altri artisti e di godere di buona fama nel settore. Insomma, se la cosa non funziona fra l’artista e l’etichetta, perché continuare?
Bisognerebbe sempre terminare bene le relazioni contrattuali: se i rapporti rimangono buoni può succedere che si torni a lavorare insieme. L’ho visto in molte occasioni e funziona, dal momento che le parti già conoscono i propri difetti e virtù e quindi sanno come valorizzare il loro lavoro.

Risoluzione non consensuale

Questa situazione si presenta quando voi o l’etichetta sostenete vi sia stato un inadempimento degli impegni contrattuali. Avviene quando si vuole la risoluzione del contratto, ma non si riesce a raggiungere un accordo di risoluzione consensuale con l’altra parte. La parte che lamenta l’inadempimento contrattuale dell’altra, ha due possibilità:

1) chiedere la risoluzione del contratto qualora non abbia più interesse a mantenere in vita tale rapporto

2) obbligare l’altra parte a eseguire ciò che è previsto dal contratto

salva sempre la possibilità in entrambi i casi di richiedere il risarcimento dei danni. L’inadempimento, per portare alla risoluzione, dev’essere tuttavia grave oppure nel contratto deve essere previsto che un determinato comportamento delle parti sia causa di risoluzione del contratto[1]. Questa clausola, molto comune nei contratti del settore musicale, permette alle parti di decidere a priori le cause risolutive del contratto. Attenzione però. Essendo spesso previste solo a favore di chi redige il contratto (etichetta discografica) anche semplici omissioni da parte dell’artista potrebbero diventare causa di risoluzione. Alla clausola risolutiva ne è spesso associata una penale, grazie alla quale si è già stabilito l’importo del risarcimento dovuto.

Un esempio di clausola risolutiva espressa e clausola penale è il seguente:

“Resta inteso fra le parti che la violazione a opera dell’artista delle obbligazioni previste agli art. 1, 3, 5, del presente contratto, comporterà ineluttabilmente la risoluzione di diritto ex art. 1456 c.c., fermo restando l’obbligo dell’artistastessodi pagare, a titolo di penale, la somma di
€ 20 000”.

Di fronte a un inadempimento contrattuale, dovrete innanzitutto tentare di trovare una soluzione consensuale. Se fallirete, non vi rimarrà che rivolgervi a un tribunale o a un collegio arbitrale (se così previsto nel vostro contratto), affinché risolva al vostro posto la questione insorta. Si consideri inoltre che i contratti che firmerete nel corso della vostra carriera non potranno prevedere e regolare qualsiasi tipo di situazione. Dove il contratto non ha una regolamentazione possono insorgere incomprensioni e problemi. In ogni caso comunque è sempre meglio trovare una soluzione consensuale, tenendo ben presente che s’intende un accordo dove entrambe le parti devono rinunciare a qualcosa, evitando tuttavia lunghe e dispendiose cause legali. 

Prima di un giudizio

Se ritenete che il vostro contratto non sia stato adempiuto dovrete innanzitutto inviare una lettera di diffida via raccomandata A.R alla parte inadempiente. Qui intimerete a provvedere all’adempimento degli obblighi presi entro un determinato termine (di solito di 15 giorni). Avviserete che in mancanza di adempimento intendete procedere per vie legali. È importante conservare la ricevuta di ritorno della raccomandata insieme a una copia della lettera inviata al vostro editore o etichetta inadempiente, così come qualsiasi comunicazione scritta intervenuta fra voi e l’altra parte del contratto. Ricordate che è sempre bene preferire comunicazioni scritte, piuttosto di tante telefonate (di cui non rimane nessuna traccia!). Se a questa lettera non avrete risposta o avrete una risposta negativa, dovrete verificare se nel contratto che avete sottoscritto è presente o meno una clausola compromissoria (arbitrato). Oppure una clausola di esclusività del foro competente (competenza giudiziaria). Normalmente queste clausole sono situate tra le ultime del contratto. Vi permettono di capire dinnanzi a chi indirizzerete le vostre lamentele e richieste, così come previsto dal contratto stesso.

Chi giudicherà sul vostro contratto discografico

La clausola di competenza giudiziaria stabilisce a priori chi è competente a giudicare (Tribunale o Giudice di Pace) di una predeterminata città (normalmente dove ha sede la casa discografica). Il Collegio Arbitrale, invece è la previsione che a giudicare la vostra controversia sarà una persona (Arbitro) o gruppo di persone (Collegio Arbitrale) nominate dalle stesse parti del contratto.

Conclusione

Quindi il consiglio che mi sento di darvi è sempre lo stesso. Fate molta attenzione quando firmate dei contratti discografici. Come avete visto è possibile recedere dal contratto discografico, ma non sempre la cosa è semplice.

Sveva Antonini.

 

[1]La cosidetta clausola risolutiva espressa –art. 1456 c.c..